Può essere un museo una scrittura collettiva?

Ogni territorio è un paesaggio popolato di persone che abitano luoghi e che hanno in comune storie. Quello che cerchiamo è sempre la solita cosa: emozioni. Il museo oggi deve emozionarci. Solo se ci emozioniamo abbiamo una esperienza che ci ricordiamo. Ma cosa ci emoziona?

Le cose che ci emozionano sono quelle che improvvisamente toccano i nostri immaginari: personaggi, ambienti, eroi, trame, storie… tutte quelle cose che abbiamo imparato a collezionare per orientarci nella realtà sin da bambini. Questo è un panorama narrativo, individuale, che possiamo riscoprire nei territori lontani.

E’ il potere del particolare che questo museo deve ricercare per offrire al visitatore l’esperienza unica e irripetibile. Per questo ha bisogno di collezionare le MICRO-competenze latenti. Nel senso che deve lavorare con le competenze sviluppate nel MICROCOSMO, nel microcosmo delle tradizioni e dei territori per farle diventare un racconto emozionante, per incrociare gli immaginari collettivi e individuali di chi viene da lontano.

• ULTIMO AGGIORNAMENTO:  10.07.2012 ore 17.15 •
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