Museo è una parola semplice, si scrive in poco spazio e ha una storia molto lunga.

Il Museo è un testimone, il risultato di una collettività competente che insieme lavora per costruire un qualcosa che va oltre un contenitore:

Il museo è ora visto come il luogo dove un territorio si esprime e manifesta testimoniando le qualità intellettuali e creative che il tempo ha saputo e saprà dare.

Questo è il suo obiettivo: aprire una finestra per guardare ciò che c’è da vedere, di bello e di valore. Ma anche aprire una porta: creare le condizioni per una ospitalità che partendo dalla bellezza, da una lettura estetica del territorio, apra per accogliere nuovi contributi, nuove relazioni.

Il museo potenzia gli immaginari. Lavorare insieme serve a potenziarli e riconoscerli. Per chi abita una cultura di un luogo non sempre ne riconosce le possibilità. Se poi li si contaminano nella forma del racconto, e cioè uso altri immaginari per raccontare quelli locali tutto diventa molto più interessante.

“il museo potenzia gli immaginari… “

La collaborazione è essenzialmente un’arte, un’abilità sociale, e richiede un suo rituale, che va dal semplice dire grazie alle più sofisticate forme di diplomazia.

È capacità di ascoltare, confrontarsi, dialogare con il prossimo per realizzare opere e risultati che da soli non si conseguirebbero.

È necessaria per operare con persone che non ci somigliano, che non conosciamo, che magari non ci piacciono e possono avere interessi in conflitto con i nostri. È quindi un’abilità fondamentale per affrontare la più urgente delle sfide dell’oggi, ossia vivere con gente differente nel mondo globalizzato.

Oggi un museo è il risultato di questo processo. Non si occupa più solo di mostrare oggetti, opere d’arte ma costruisce relazioni tra le persone, tra i territori.

Conservazione, comunicazione, educazione del museo passano per questa strada seguendo le nuove motivazioni che spingono l’uomo a cooperare con i propri simili, traendone soddisfazione e piacere.

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 Il Museo ha come obiettivo la creazione delle condizioni per sviluppare e coinvolgere creatività a partire dalla sua stessa fase costitutiva.

Avvia un processo volto a incrementare, in maniera integrata, le performance della Città nei diversi ambiti volti ad attirare e sviluppare i talenti che manifesta: culturali, sociali, tecnologici e più in generale dell’innovazione nei suoi diversi aspetti.

Storia, tradizione, dinamismo culturale e bellezza sono le eccellenze che devono essere valorizzate. Questo attrae i talenti che vivono e risiedono in quest’area o che potrebbero desiderare di venirci a vivere perché attratti da queste qualità.

I talenti coinvolti sono pubblici e privati. Questo progetto è già un primo risultato di questo incontro.

La pianificazione e la realizzazione di interventi mirati volti al miglioramento dell’attrattività della Città nei confronti del talento.

Un Museo fa sempre ricerca. Date le premesse, una ricerca importante si basa sull’autosservazione: il monitoraggio dei progressi ottenuti attraverso l’attivazione di un Osservatorio in grado di misurare costantemente le performance territoriali in relazione al talento.

In ultimo è l’attrattività della città di Patti che gioca, non su una bellezza statica ma su un processo, un metodo che si fa museo, modello.

  Questo è un primo scritto. Ha bisogno di essere letto, compreso, condiviso, e corretto. E’ una prima traccia che consiste di una raccolta di pensieri e intenzioni da verificare. Si è cercato di illustrare cosa è stato fatto fino a questo punto, come si è proceduto e quali sono gli obiettivi.

E’ un museo che parte da un attento studio e che cerca di mettere in rete e costruire seri collegamenti all’interno delle realtà per farne uscire il meraviglioso. Perché di questo parliamo: del recupero e della costruzione della bellezza. Nella dimensione di questa idea si possono attirare talenti e impostare la costruzione e l’esercizio di un museo come un laboratorio produttivo.

“attirare talenti e impostare la costruzione e l’esercizio di un museo come un laboratorio produttivo”

La ricchezza risiede innanzitutto nelle intelligenze vive di questa città e nelle intelligenze sedimentate. Questa è la prima forma di sostenibilità. Questo apre un processo, invita a partecipare non nel senso di portare semplicemente un consenso ma di contribuire nei contenuti, nella correzione dei temi.

Il prossimo passaggio sarà proprio su questo elemento: l’uso degli strumenti della Wikicrazia e della partecipazione; perché il primo comitato scientifico è composto dai portatori di interessi, di competenze che abitano questo territorio.

“il primo comitato scientifico è composto dai portatori di interessi, di competenze che abitano questo territorio”

Chi scrive crede che tutto questo, se interessa e se riesce a impegnare molte persone avrà una conseguenza positiva. Questa è la base per la sostenibilità del progetto.

Un progetto è sostenibile quando ha come basi le relazioni sociali e antropologiche del luogo che si manifestano all’interno di relazioni intersoggettive e storiche tra  le persone e i linguaggi  che questi adottano all’interno degli spazi e delle tecnologie. Molto di quello che segue è il risultato di discussioni, di incontri con persone gentili, disponibili, piene di storie da raccontare e di saperi da condividere e infine portatori di talenti e competenze.

Sembra una cosa difficile. Ma non lo è.

“I musei moderni sono una creatura dell’Età dei Lumi. Il modello di museo che ancora oggi vive o sopravvive è dedicato alla conservazione, all’educazione e al diletto.[…] Per visitare oggi i musei siciliani è sempre necessario, più ancora che per i musei di altre parti del mondo, conoscere i personaggi che li hanno creati e il rapporto che li lega alla cultura della società che li ha prodotti e di quella che li tiene in vita. In pochi altri Paesi e città i musei sono così legati al territorio.”

Alessandra Mottola Molfino, Viaggio nei musei della Sicilia, Kalòs Ed., 2010

I musei nascono, ora come nell’Età dei Lumi, come luoghi dove raccogliere oggetti di particolare valore, pregio e fattura: nascono dal collezionismo. Una volta raccolti, questi oggetti verranno poi conservati e documentati per farne oggetto di attività educativa.

I musei non possono essere visti come entità autonome da ciò che gli accade intorno. E’ il territorio che li produce con le proprie attività, le proprie risorse e le proprie intelligenze. Un territorio che si esprime nelle intelligenze delle persone che lo abitano.

In questo senso si può dire che il museo del Louvre è il risultato di secoli di operazioni di raccolta  cominciate con la collezione del re di Francia e terminate con i bottini di guerra di Napoleone Bonaparte che ne apre i battenti nel 1803. Il Louvre è un’esperienza francese, parigina, e il risultato di una politica culturale che l’accompagna. Un museo può, deve offrirci un’esperienza unica e irripetibile, e ciò non va inteso come un semplice slogan ma come un obiettivo, un’attitudine, da costruire, insieme a chi ha le competenze e le conoscenze del territorio, da raggiungere e da garantire nel tempo.

Tutto questo esprime un’idea precisa di sostenibilità del progetto e ci suggerisce che il museo si arricchisce di nuove funzioni nel tempo: i musei sono luoghi dove si può descrivere una realtà, conoscerla, attraverso una molteplicità di linguaggi, ampliarne e valorizzarne alcune sue caratteristiche, dove rendere sensibili le qualità di un territorio.

Nello specifico del museo diffuso possiamo introdurre alcune sue definizioni che sono il risultato e il motore del progetto.

IL TERRITORIO E’ LA PRIMA SALA DEL MUSEO…

IL MUSEO PRENDE FORMA DAL TERRITORIO CHE LO SUGGERISCE  E LO SOSTIENE

La relazione del museo diffuso con il territorio è stata esplicitata: il territorio è la sua prima sala ed è da qui che il museo prende forma rispondendo agli stimoli che da esso provengono. Se non fosse così, avremmo a che fare con un’entità slegata dalla vita del territorio stesso e che interesserebbe solo poche persone. Il museo è sempre in risposta a un graduale sviluppo della ragione umana che abita il mondo e che sa riconoscerne all’interno la visione che lo guida. Il museo è da intendersi come un mosaico di elementi che ospitano i temi proiettivamente, in relazione a una visione di futuro, essi cioè sono pensati all’interno di un progetto e di un racconto.

In ultimo, un museo, perché funzioni, deve essere un’esperienza unica e irripetibile.

In questo senso e con questa presunzione di base non si intende “rivestire” Patti con una idea di museo Pret a porter ma si intende disegnare intorno al suo corpo una sostanza museo unica e irripetibile. 

IL LABORATORIO DEL MUSEO E’ UN MUSEO LABORATORIO

Un museo oggi non può non essere produttivo di qualcosa. Ma la sua produttività è dipendente dalle capacità che il territorio può offrire.

Se all’origine c’è il territorio, ciò che si presenta di fronte a chi vi giunge è un paesaggio plurale, fatto di terre e di acque, delle loro forme e del loro modo di essere chiamate: pianure, spiagge, promontori, colline, montagne, da una parte, isole, vulcani, scogli, dall’altra e poi ancora, marine, fiumi, torrenti, golfo, altomare, arenili. Ma anche terre cotte, mulini, pescatori.

Tutto questo, come in una miniatura, ma ancora di più come in una pittura fiamminga, si intreccia in una grande pittura viva, come un tableaux vivant, che deve parlare e deve raccontare al pubblico: deve rivelare la sua anima.

Fare un museo corrisponde a ricercare un’anima, trovarlametterla in scena. Ogni passaggio richiede fedeltà all’idea, alle storie del territorio e costruisce un patto con il visitatore. Questi si aspetta di provare una emozione, vera, quella che in questo nostro progetto abbiamo definito unica e irripetibile.

Di emozioni, queste terre e queste acque ne hanno tante da raccontare. A partire da chi è partito da questi due termini per raccontare il proprio distacco, il proprio luogo perduto: Salvatore Quasimodo che titola Acque e Terre la sua prima raccolta di poesie. In questa raccolta la poesia Vento a Tindari mostra apertamente il contrasto tra il sogno della Sicilia dell’infanzia e Milano, il luogo nel quale vive. Da qui si parte: l’idea che guida la costruzione di questo museo si ispira a un cambiamento di segno: che consenta di passare dal rimpianto, per le cose perse, lasciate, al recupero del meraviglioso, ripartendo da ciò che ancora esiste ed è vivo e presente e permetta di potere immaginare la propria vita futura. In questo senso è un museo del contemporaneo: di ciò che c’è ancora e che potendo deve essere conservato.

Quanto detto ci suggerisce che il primo atto da seguire è l’osservazione del territorio pattese, di cosa contiene e di cosa possiamo raccogliere per costruire una collezione che ci permetta di costruire questa esperienza “unica e irripetibile”.

E’ fondamentale procedere nella conoscenza del territorio e delle sue cose per capire cosa possiamo offrire a chi viaggia. C’è una grande ricchezza di elementi tuttavia scollegati tra loro.

Importante quindi è procedere ad uno scavo del territorio per ricercare i “reperti” necessari per costruire una collezione. Come in archeologia, si tratta di portare alla luce e di riconnettere le cose trovate e raccolte.

Gli elenchi che troveremo qui di seguito servono a suggerire come guardare il territorio e, alla fine suggerirci una possibile organizzazione delle sezioni del Museo.

Questo modo di procedere, metodologicamente segue ed espande uno schema chiamato Universal Network for Information and Documentation. Si tratta del documento che Paul Otlet (1858-1944) ha realizzato nel momento in cui fonda la scienza bibliografica.

Viene citato perché oggi è stato riscoperto come uno dei documenti che maggiormente si avvicinano al World Wide Web, ad internet, poiché descrive un grande ipertesto semantico che contiene la conoscenza dell’umanità. In altre parole, è uno strumento, un metodo, che aiuta nell’organizzazione della conoscenza, nel cercare, all’interno di questa, strade per elaborare la conoscenza stessa.

A FIANCO DELLA CONSERVAZIONE UNO DEGLI OBIETTIVI DEL MUSEO E’ L’ELABORAZIONE DELLA CONOSCENZA: NON IL SEMPLICE MANTENIMENTO DEI MATERIALI MA LA RICERCA E LA COSTRUZIONE DI RELAZIONI TRA LE PARTI CHE LO COMPONGONO

Il documento è strutturato come un algoritmo; Otlet, un secolo prima del computer, ci parla di ipertesti, di motori di ricerca e di accessi remoti. La cosa a cui lui pernsa altro non è se non una grande mappa dei diversi ambiti della conoscenza. Così come i suoi contemporanei stavano procedendo nel descrivere il pianeta, mappandolo in forme precise, lui tentava di mappare la conoscenza.

In questo senso, metodologicamente, diventa un archetipo da seguire e L’attività di mappatura segna il  procedere di questo lavoro.

FARE UN MUSEO: CONOSCERE E PRENDERSI CURA DELLA CITTA’ E DELLA SUA VITA INTERNA  IN UN GRADUALE SVILUPPO DELLA RAGIONE UMANA CHE ABITA IL MONDO, IL PROPRIO PAESAGGIO

Fare una mappatura è un atto conoscitivo, fondamentale, che richiede di coinvolgersi con tutte le forme e le manifestazioni della conoscenza di un luogo.

L’elenco che segue non è semplicemente una traccia da seguire ma il resoconto, la testimonianza, di quanto fatto finora da chi scrive.

Il percorso segue un itinerario che parte dalle raccolte formalizzate per procedere verso le scritture presenti sul territorio, per infine approdare alla brulicante vita fatta di parole ricordate, di racconti e di testimonianze.

Si parte quindi dalla ricerca delle collezioni strutturate:

  • collezioni d’arte (pubbliche)
  • collezioni etnografiche
  • collezioni archeologiche
  • collezioni naturalistiche
  • collezioni in genere (private e pubbliche)

Seguono le cose presenti sul territorio:

  • centri urbani
  • architetture religiose
  • architetture civili di pregio
  • monumenti
  • fabbriche
  • opifici
  • laboratori
  • strade
  • giardini
  • parchi
  • nature (boschi, alberi, piante, ecc. ecc.)
  • case coloniche
  • masserie
  • contadini

Importante è anche ricercare le intelligenze del territorio…

  • competenze
  • progettualità
  • usi
  • consuetudini
  • associazionismi

… e le persone e i personaggi, molto importanti per la conoscenza del territorio:

  • divinità
  • sante
  • madonne
  • regine
  • streghe
  • vescovi
  • governatori
  • storici
  • critici
  • civili
  • contadini

Senza dimenticare i saperi, le scienze del territorio, di natura archetipica e storica:

  • popolazioni preistoriche
  • sicani
  • siculi
  • greci
  • romani
  • bizantini
  • arabi
  • normanni
  • svevi
  • aragonesi
  • francesi
  • spagnoli
  • austriaci
  • inglesi
  • borbonici
  • garibaldini
  • viaggiatori

o quei saperi relativi alle competenze:

  • giuridico/legislativa
  • agricolturale
  • geologica
  • ambientale
  • produttiva

La lettura di quanto è stato scritto su e nel territorio. E quindi la conoscenza delle scritture nelle loro varie espressioni:

  • epigrafi su pietra
  • iscrizioni
  • atti del governo
  • archivi storici (museo diocesano, archivio capitolare, “Arca Magna”, archivio del comune)
  • banche dati

ma pure:

  • riviste
  • periodici
  • quotidiani

Questo porta direttamente a riconoscere, a costruire, una Bibliografia delle scritture del territorio:

  • saggistica
  • romanzi
  • poesie
  • racconti

Ancora, le scritture in rete: dimensione digitale, connessa e condivisa.

  • siti istituzionali
  • giornalismo professionale
  • giornalismo diffuso
  • blogger
  • forum
  • gruppi di discussione
  • social network
  • strumenti della Wikicrazia

Infine, tutto quanto non è documentato in forma scritta ma è riportato oralmente:

  • testimonianze
  • storie
  • ricordi
  • usi e consuetudini
  • modi di dire
  • oggetti d’uso quotidiano

Infine ci sono le persone incrociate nella ricerca, vere banche dati viventi, i sapienti, gli abitanti del territorio che hanno conoscenze dirette o ereditate.

Se il museo è espressione del territorio e questo ne è la sua prima sala, è prioritario considerare l’incontro con le persone che lo abitano e che ci costruiscono le loro esperienze per la costruzione del museo.

Non farò un elenco di nomi per evitare di dimenticarne qualcuno o attribuire memorie a persone sbagliate. Ma sicuramente, oltre ad avere consultato pubblicazioni, libri e documenti, è stato l’incontro con gli abitanti che ha permesso a questo lavoro di arricchirsi di contenuti e ha suggerito possibili linee di sviluppo.

Nel loro insieme le letture, le visioni e i racconti hanno preso la forma di un’enciclopedia del territorio, di una sommatoria di voci apparentemente slegate tra di loro. Attraverso questi racconti tuttavia si sono aperte delle strade da percorrere per costruire intorno agli elementi incontrati questa nuova idea di museo. Il frutto, il raccolto di quest’attività, di queste testimonianze è stato disposto su una mappa: la Cosmogonia Pattese della quale parleremo.

Ovviamente si tratta di elenchi aperti, mai esaustivi, così come sarà aperto l’intero sistema museale: aperto alla vita, sempre contemporaneo.

L’impressione che emerge è di una grande mappa della conoscenza pattese.

Un potente strumento che permette di costruire un sistema di navigazione e orientamento tra i contenuti e di riconoscere i legami e i temi da seguire nella costruzione della collezione.

 Quello di cui parliamo è la Mappa per la navigazione dei contenuti di Patti. La grande mappa, come recita il titolo, è una vera e propria cosmogonia pattese: la narrazione della costruzione di un territorio che diventa la costruzione di un museo, la narrazione dell’incontro di un viaggiatore con i contenuti di un territorio, e della loro disposizione all’interno di una mappa.

Contenuti che non sono semplicemente appoggiati sul foglio di carta ma che nel loro modo di esserlo descrivono una realtà, per usare una metafora, che appare come un bulbo di cipolla: ogni strato si affianca all’altro e nell’insieme costituiscono il tutto. Ed è solo nel tutto che il singolo elemento trova la sua perfezione.

Solo nell’osservazione e nella conoscenza delle singole cose messe in relazione tra loro si ha una comprensione completa dell’intera vita.

Questa sistemazione all’interno di una mappa di navigazione aiuta a interessare, a rendere possibile una esperienza nel territorio di natura museale. La mappa contiene una serie di stimoli che suggeriscono interesse e attenzione verso le storie.

Inoltre è uno strumento che permette di costruire legami, strade, link che raggruppano elementi altrimenti sparsi. In altre parole, la mappa è uno strumento di conoscenza per la raccolta dei contenuti e contemporaneamente uno strumento di elaborazione.

Infatti oltre ai singoli strati – colorati sulla mappa – si trovano dei tiri che collegano alcuni elementi. Questi tiri ci aiutano a individuare e connettere i temi del museo.

Quindi la mappa è uno strumento che permette di individuare percorsi, quello che oggi si chiama il way-finding, e cioè suggerisce le strade per la costruzione di una nostra conoscenza del territorio.